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numero:187124
Ultimo aggiornamento: 21/10/2018

RELAZIONE TENUTA IL 28 GIUGNO 1999 A NAPOLI PRESSO L'HOTEL CONTINENTAL IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA INAUGURALE DELL'INTERNATIONAL MEETING ON MULTIDISCIPLINARY APPROACH TO TREATMENT OF BONE AND SOFT-TISSUE SARCOMAS.
 
RICORDO DI UN MAESTRO
 
 

…..Alcuni critici trascurano la biografia degli ARTISTI perché, dicono, ciò che conta nell’Arte è l’opera e non la vita dell’autore! “Ma se l’uomo è un impasto di corpo e di spirito, come è possibile che le condizioni del corpo non influiscano sullo spirito dell’Artista?....”

Così scriveva Mario Campanacci in un bellissimo articolo apparso appena un anno fa sul C.O.M. dal titolo “Salute e malattia degli artisti: la scoliosi di Giacomo Leopardi. Egli stesso però, col suo implacabile destino che lo ha strappato a tutti noi…, ha superato questa sua riflessione: le condizioni del suo corpo non sono riuscite ad influenzare il suo spirito. Egli è stato un vero Artista; un artista della Scienza, della Professione, della Vita. Un artista ed un Maestro. Chi lo ha conosciuto sa bene che non è possibile scindere la sua figura di Maestro da quella dell’Uomo, del padre e del marito… La sua immagine è rimasta pura, anche quando quelle “cellule impazzite” avevano cominciato a divorare il suo fisico. E’ sparita dalla realtà una presenza, ma non la sua anima. Si è spenta una luce.

Perdonatemi se l’affetto, la profonda amicizia che ci univa, la tenerezza che si impadroniva di me quando stavamo insieme vogliono prendere il sopravvento. E’ mio compito rispettare l’impegno che mi è stato richiesto: Ricordare un Maestro. Uno studioso appassionato, innamorato della sua materia scientifica; uno scienziato puro, forgiato nella chiarezza del pensiero e della parola,, fedele all’autocritica, seguace dei concetti nitidi e concisi. Sentirlo parlare di oncologia (una materia che non prevede la pigrizia culturale), era la cosa più naturale del mondo:I concetti fluivano semplici, senza enfasi particolari, limpidi e sicuri, capaci sempre di illuminare le ombre e fornire chiarezza. Questo era il vero maestro;questo il suo stile, la sua potenza scientifica.

Quante e quante volte voi, noi tutti di fronte ad un processo neoplastico ci siamo soffermati, anzi arrestati invasi da dubbi ed incertezze; altrettante volte sorgeva nella nostra mente Lui come punto di riferimento, nella ricerca di una risposta capace di far luce sulla nostra dubbiosità. Questa sua valenza è stata universalmente riconosciuta in Italia,, in Europa ed in tutto il mondo. Il suo trattato sui tumori dello scheletro e delle parti molli rappresenta ormai un testo guida della bibliografia internazionale. Docente scrupoloso, ha avuto il dono di una affascinante didattica che rendeva il suo dire, al pari dei suoi scritti, sempre chiaro e gradevole, senza mai stancare per la innata semplicità dell’esprimere i concetti. Tutto questo patrimonio didattico e scientifico lo ha riversato a piene mani ai suoi allievi formando una scuola di altissimo livello ed imprimendo a ciascuno di essi quel prezioso dono di saggezza costituito da una grande lucidità di pensiero e dall’equilibrio tra pratica e teoria. Quando nel 1973 ebbe inizio un ciclo di riunioni dedicato agli Insuccessi in chirurgia ortopedica, da me organizzate, Mario Campanacci inaugurò questa mia iniziativa con un tema a Lui congeniale “Gli insuccessi nella diagnosi nella diagnosi e nella cura dei tumori dello scheletro”. Fu un vero successo; la formula unanimemente accettata, mi incoraggiò a continuare su questa strada: il ciclo delle riunioni dedicate agli insuccessi in chirurgia ortopedica durò quindici anni e, come ebbe a dirmi lui stesso più tardi: “…il maggior merito di questo tipo di riunioni è quello di aver dato ai partecipanti l’opportunità di rivivere le più disparate esperienze di Maestri e di Scuole, traendo vantaggi che con nessun altro metodo didattico sarebbe stato possibile ottenere”. “Il miglior medico è quello che fa meno errori.

Dobbiamo imparare di più dai nostri errori che dai nostri successi”. Con questa frase inizia il decalogo da Lui redatto sull’approccio errato ai tumori dell’apparato muscolo scheletrico! Nessuno più di Lui poteva fare una considerazione più appropriata! Essa racchiude l’essenza di un altro percorso che il nostro Mario preferiva; l’appello all’umiltà, ed al continuo esame di coscienza del proprio operato: Solo confessando colpe veniali e non, sarà possibile combattere i trionfalismi col solo scopo di riuscire a dare, attraverso esperienze e chiarimenti,, il meglio di se stesso. E’ stato questo il suo messaggio di scienziato, di medico e di uomo fedele ad un concetto di grande equilibrio e serenità di giudizio, sostenuto in ogni momento da una grande fede. La sua natura è stata ricca di interessi: la pittura, la letteratura, la bicicletta; tutte evasioni dal suo mondo scientifico vissute anche esse con grande impegno e serenità. Apertissimo e curioso di tutto tuttavia non era agevole penetrare nella sua personalità. Rifuggiva dai conformismi e la Sua statura rimaneva sempre al di sopra della mischia pur senza mai essere preda dell’indifferenza. Niente di più vero di questo poteva scrivere di lui un suo grande amico e collega di sempre Armando Giunti! “Chi conosceva solo superficialmente Mario Campanacci poteva riportare l’impressione di una persona distratta e poco cordiale a causa del suo carattere riservato quasi timido, che rifuggiva dalle manifestazioni eccessive e superficiali. Spesso, superato l’imbarazzo del primo impatto, manifestava completamente una naturale affabilità misurata e discreta che esprimeva con senso umoristico e sottile, a volte ingenuo…come capita agli spiriti eletti”.

E concludo. Ricordare un Maestro, è gratitudine per colui che ha speso la propria vita per insegnare agli altri. Ho iniziato questo “ricordo” parlando di biografia degli Artisti, non per esaltare la figura di un grande amico, ma per abbinare il suo spirito eletto a quello di un sapiente illuminato quale è l’Artista; e Mario lo era perché con la sua opera e la sua vita ha sempre dato e saputo dare, fino all’ultimo, comunicando a tutti dignità e forza. Non sono dunque queste espressioni di chi della propria vita ne ha fatto un’ARTE? Se l’uomo è un grande prodigio della natura, un miracolo di Dio, l’Arte è un grande prodigio dell’Uomo: anzi, lo stesso Mario, riconoscendola Lui stesso un prodigio, scriveva: “Quello che è certo è che la Grande Arte rimane un miracolo misterioso come la divinità.

Ricordiamolo così e recitiamo con S. Agostino:

“Non si deve essere tristi per aver perso un Maestro, ma lieti di averlo avuto”.

NICOLA MISASI